Intelligenza Artificiale e teleriscaldamento: un binomio possibile?

Intelligenza Artificiale e teleriscaldamento: un binomio possibile?

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Ciao! Benvenuta/o su Input/Output: la blogletter settimanale in cui ogni martedì commento la notizia che mi ha più colpito del mondo tech.

L'intelligenza artificiale è sulla cresta dell'onda. Negli ultimi mesi abbiamo visto un'esplosione di nuovi servizi basati su questa tecnologia: ChatGPT, Dall-e, Google Gemini, e tanti altri. Questi servizi sono in grado di generare codice, scrivere articoli, rispondere al telefono, e ogni giorno cresce il numero di applicazioni che sfruttano questa tecnologia.

Ma per l'addestramento e l'esecuzione di questi modelli di intelligenza artificiale è necessaria una potenza di calcolo enorme. Per questo motivo, le aziende tecnologiche stanno costruendo data center sempre più grandi e potenti. Appena qualche giorno fa Meta ha annunciato di voler acquistare oltre 350 mila GPU Nvidia H100 per potenziare i suoi data center.

Ad oggi si stima che l'energia elettrica consumata dai data center sia pari al 1%-1.5% del consumo globale di energia elettrica. Con la diffusione di nuove tecnologie basate sull'intelligenza artificiale questo consumo è destinato ad aumentare. Si ipotizza infatti che nel 2027 potrebbe il consumo di elettricità per i datacenter possa crescere così tanto da arrivare superare il consumo di energia di alcune delle nazioni più piccole.

Ma maggiore potenza di calcolo significa maggiore consumo di energia elettrica e maggiore produzione di calore. Calore che deve essere dissipato per evitare il surriscaldamento dei server. Di solito, il calore viene disperso nell'ambiente con dei sistemi di raffreddamento ad acqua (qualche tempo fa parlai di questa iniziativa di Microsoft) o ad aria, ma in alcuni casi si può recuperare e usare per il teleriscaldamento.

Dal 2020, il data center di Meta a Odense, in Danimarca, sta recuperando l'aria calda generata dai suoi server per scaldare circa 11.000 case della città. Per l'azienda, questo sistema è un modo per ridurre le emissioni di gas serra e migliorare la sua reputazione ambientale. Per la città, è un modo per ottenere una fonte di calore a basso costo e stabile. Per l'ambiente, è un modo per ridurre le emissioni di gas serra. Insomma, sembrerebbe un win-win-win.

Ma non è tutto oro ciò che luccica. Il recupero del calore generato dai server ha anche dei problemi da superare. E in questo articolo ne vengono citati alcuni. Innanzitutto, i data center consumano molta energia elettrica, molta di più di quella che sarebbe necessaria per riscaldare le case. Inoltre, i data center sono dipendenti dalle reti di teleriscaldamento esistenti, che potrebbero non essere in grado di gestire il calore in eccesso o richiedere lavori extra per essere adattati. Infine, ci sono preoccupazioni etiche e sociali sul ruolo delle aziende tecnologiche nelle comunità locali.

Personalmente penso che ogni innovazione, che sia più o meno piccola, porti con sé delle conseguenze. La sviluppo di modelli ti intelligence artificiale sempre più potenti e complessi necessiterà inevitabilmente di nuovi datacenter e di conseguenza di un aumento del consumo di energia elettrica. Ma credo anche che i benefici superino gli svantaggi. E che la necessità aguzza l'ingegno. Già oggi abbiamo alcune tecnologie per poter mitigare questo consumo elevato di energia. E credo che il teleriscaldamento da datacenter possa essere già un buon punto di partenza per ridurre le emissioni. Si potrà fare sicuramente di più, ma a me sembra un buon inizio.

E tu che ne pensi? Vorresti un datacenter vicino casa? Accetteresti di riscaldare casa tua con il calore generato dai server?


Grazie per aver letto questo articolo della rubrica Input/Output. Ad ogni input, tipicamente, corrisponde un output. E solo esponendosi ad input diversi si possono tirare fuori idee non convenzionali. Proprio per questo ogni martedì prendo in input una curiosità legata al mondo tecnologico per ragionare su nuove idee da tirare fuori in output.