Il boss della mafia catturato grazie a Google Maps

Il boss della mafia catturato grazie a Google Maps

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Benvenuto su Input/Output: la blogletter in cui ogni martedì commento la notizia che mi ha più colpito del mondo tech.

Gioacchino Gammino è uno dei 100 latitanti più ricercati in Italia da quando, nel 2002, è fuggito dal carcere di Rebibbia.

O almeno lo era.

Infatti il 17 Dicembre 2021 Gammino è stato finalmente arrestato in Spagna dopo che, per far perdere le proprie tracce, aveva cambiato identità, si era risposato e si era impegnato nell'apertura di un negozio di frutta e verdura.

Ma come ha fatto la polizia ad individuarlo dopo tutto questo tempo? Stando alle parole del procuratore di Palermo, parte del merito sarebbe di Google Maps: "Ci sono state molte indagini che già ci avevano portato in Spagna. Eravamo sulla buona strada, e Google Maps ci ha aiutato a confermare le nostre indagini".

In particolare, le immagini catturate dalla Google Car (di cui un frame è riportato in copertina) mostrano il sospettato parlare con un cliente davanti al suo negozio. Partendo da quest'immagine, gli investigatori sono poi riusciti a confermare definitivamente l'identità del latitante grazie ad una foto pubblicata sui social in cui appariva una foto di Gammino vestito da chef in un ristorante dell'area.

Indubbiamente c'è da fare un applauso alle forze dell'ordine che sono riuscite ad assicurare alla legge un pericoloso criminale che l'aveva fatta franca per quasi 20 anni.

Però, se devo essere sincero, la ricostruzione fornita mi puzza un po'. Soprattutto il ruolo di Google Maps.

Come è stato possibile individuare il sospettato tra gli oltre 46 milioni di abitanti della Spagna? E come hanno fatto a riconoscerlo a partire da una foto sfocata? Soprattutto considerando che il latitante sostiene di non aver avuto contatti nemmeno con la propria famiglia.

La mia ipotesi è che questa sia solo una ricostruzione per il pubblico e che ci siano dei pezzi della storia che sono stati omessi o non sono stati riportati per intero.

Sicuramente l'arresto del latitante è frutto di un lavoro certosino di raccolta di indizi da molteplici fonti da parte degli investigatori. E ritengo possibile che il ruolo di Google Maps sia stato un po' gonfiato per nascondere l'identità di un informatore o per non svelare pubblicamente dettagli tecnici su come sia stato individuato il latitante.

Ma se dovesse essere stato veramente centrale il ruolo di Google Maps ti stupirebbe la possibilità che le forze dell'ordine abbiano modo di lanciare degli algoritmi di ricerca di un volto all'interno di tutte le immagini catturate da Street View? A me non troppo.
Chiaramente si tratta di una mia congettura e non ho alcuna prova per dimostrarla. Però se mai dovesse essere confermata una cosa del genere si tratterebbe di una vera e propria violazione della privacy di massa.

Quello che sicuramente si può dire è che in un mondo sempre più connesso il ruolo della tecnologia sia sempre più centrale nel fornire prove essenziali alla cattura di criminali.

E tu che ne pensi? Avresti mai pensato di usare Street View per individuare criminali?


Grazie per aver letto questo articolo della rubrica Input/Output.
Ad ogni input, tipicamente, corrisponde un output. E solo esponendosi ad input diversi si possono tirare fuori idee non convenzionali. Proprio per questo ogni martedì prendo in input una curiosità legata al mondo tecnologico per ragionare su nuove idee da tirare fuori in output.

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