La guerra vista su TikTok

La guerra vista su TikTok

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Benvenuto su Input/Output: la blogletter in cui ogni martedì commento la notizia che mi ha più colpito del mondo tech.

TikTok è il social network preferito dai giovani che lo usano per pubblicare balletti e video divertenti.

Con lo scoppio della guerra tra Ucraina e Russia l'utilizzo della piattaforma social è cambiato passando dall'essere un passatempo al diventare lo sturmento principale per descrivere la realtà caotica della guerra.

Non sorprende quindi che i video taggati #Ukraine abbiano superato i 30 miliardi di visualizzazioni. E persino il presidente degli Stati Uniti ha tenuto un briefing sulla situazione dell'Ucraina ad un gruppo di influencer di TikTok.

Visto il ruolo centrale di TikTok nel raccontare la realtà della guerra, nei media ha preso piede i termini "TikTok War" e "WarTok".

Grazie a TikTok (e ai social network in generale) sappiamo come la popolazione sta vivendo gli orrori della guerra e non possiamo fare a meno di farci coinvolgere e di appassionarci alle loro storie.

Ma in mezzo a tutte queste storie è facile incappare in informazioni sbagliate o vere e proprie fake news diffuse da parte della propaganda di entrambe le fazioni.

Al fine di verificare il livello di diffusione di informazioni errare e di fake news, un team di analisti di NewsGuard si è dedicato allo svolgimento di due esperimenti.

Il primo esperimento consisteva, partendo da un account nuovo e senza eseguire alcuna ricerca e senza seguire alcun account, nello scorrere il feed di TikTok per 45 minuti guardando tutti i video relativi al conflitto Russia-Ucraina per intero.

Con il secondo esperimento invece era richiesto agli analisti di eseguire delle ricerche usando parle chiavi generiche come "Ucraina", "Russia", "guerra", "Kiev" e "Donbass" in modo da verificare il livello delle informazioni restituite dall'algoritmo di TokTok.

I risultati ottenuti dagli esperimenti hanno confermato la facilità con cui è possibile imbattersi in contenuti disinformativi. Nel primo esperimento, a tutti gli analisti, nel giro di 40 minuti dalla registrazione sono stati mostrati contenuti falsi o fuorvianti. Nel secondo esperimento, invece, per ogni parola cercata sono stati proposti tra i primi 20 video suggeriti dall'algritmo contenuti con affermazioni false o fuorvianti.

Naturalmente il problema della disinformazione non riguarda solamente TikTok. Sono convinto che ripetendo lo stesso esperimento su altre piattaforme si otterrebbe il medesimo risultato. Ma proprio perchè è così facile imbattersi in contenuti dalla dubbia provenienza bisogna fare particolare attenzione a ciò che ci viene proposto dai media. E ancora più attenzione va posta in ciò che si condivide. Condividere un contenuto falso vuol dire trasformarsi da attore passivo ad elemento attivo della macchina della disinformazione.

E tu che ne pensi? Riesci a difenderti dalla disinformazione e dalle fake news?


Grazie per aver letto questo articolo della rubrica Input/Output.
Ad ogni input, tipicamente, corrisponde un output. E solo esponendosi ad input diversi si possono tirare fuori idee non convenzionali. Proprio per questo ogni martedì prendo in input una curiosità legata al mondo tecnologico per ragionare su nuove idee da tirare fuori in output.

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