Stalking via AirTags

Stalking via AirTags

input-output
Benvenuto su Input/Output: la blogletter in cui ogni martedì commento la notizia che mi ha più colpito del mondo tech.

Gli AirTag sono gli ultimi gadget presentati da Apple. Si tratta di dischetti di metallo da poco più di 3 cm di diametro e dal costo di 35€ al cui interno si trovano: un chip, un altoparlante, una batteria e una serie di antenne.

Questi piccoli dispositivi sono ideati per essere agganciati ad un qualsiasi oggetto così da poterlo localizzare e ritrovare in caso furto o smarrimento.

Naturalmente è possibile utilizzare il Bluetooth del proprio iPhone per localizzare gli AirTag dispersi nelle vicinanze della propria posizione (circa 10-15m). Ma il vero punto di forza di questi dispositivi è la possibilità di sfruttare la rete costituita da tutti i dispositivi Apple in circolazione per ricostruire la posizione di un oggetto disperso anche quando questo si trova lontano da noi.

Ma è possibile usare gli AirTags di Apple come strumento di sorveglianza?

È quello che si è chiesto la National Network to End Domestic Violence (NNEDV) negli Stati Uniti domandandosi se fosse possibile per un aggressore tracciare il proprio partner abusando della capacità di localizzazione degli AirTags.

Apple ha risposto ai dubbi sostenendo di aver implementato dei meccanismi di protezione dallo stalking. In particolare, una volta rientrati in casa, gli utenti con un iPhone dovrebbero ricevere una notifica se uno specifico AirTag li ha seguiti durante il loro tragitto. Mentre per quanto riguarda invece il 72% della popolazione mondiale con un dispositivo Android la protezione dallo stalking si limiterebbe a dei suoni di avvertimento emessi ogni 72 ore passate senza che un AirTag incontri il suo padrone. Decisamente molto meno efficace rispetto alla controparte per iPhone.

Come sempre Apple cura con maggiore attenzione l'integrazione tra i propri dispositivi e servizi escludendo la concorrenza. In questo caso però, vista la reale possibilità di abusare degli AirTag per fare stalking, avrei preferito un approccio più aperto da parte di Apple. Penso che la definizione di uno standard condiviso tra Apple e Google (come quello per le notifiche di esposizione al COVID-19) avrebbe permesso anche a chi utilizza Android di proteggersi al meglio da eventuali stalker.

E tu che idea ti sei fatto?


Grazie per aver letto questo articolo della rubrica Input/Output.
Ad ogni input, tipicamente, corrisponde un output. E solo esponendosi ad input diversi si possono tirare fuori idee non convenzionali. Proprio per questo ogni martedì prendo in input una curiosità legata al mondo tecnologico per ragionare su nuove idee da tirare fuori in output.

Fonte